Savin Couelle

Francese di nascita, “adottato” dalla Sardegna per la quale nutre un amore profondo e sulla quale ha realizzato numerosi edifici che ne testimoniano il pensiero estetico, Savin Couelle è una delle personalità più originali della cultura architettonica contemporanea. Molti potenziali compratori di case in Sardegna, ma anche in altre incantevoli località del Mediterraneo, chiedono alle agenzie immobiliari esclusivamente una “villa Couelle”. Ma da dove nasce questa fama e questo successo? Soprattutto: da quali elementi scaturisce il fascino delle sue opere, che sanno coniugare in modo sapiente i canoni della tradizione, spesso millenari e di elevata cultura etnografica, con una prorompente fantasia personale ed una inesauribile voglia di sperimentare? Pur essendo un personaggio molto noto, che opera spesso nell’ambiente del jet set internazionale, l’architetto è una persona molto riservata e che predilige la tranquillità e la contemplazione, immerso nella natura e nell’ambiente protetto della “sua” Arzachena. Un luogo che rappresenta anche un continuo stimolo a riflettere sul rapporto fra tradizione e innovazione. “Il rispetto del luogo, della cultura del territorio in cui opero sono le basi stesse del mio lavoro – ci dice Couelle – ma questo rappresenta il primo e principale fattore da percepire e da assimilare per chiunque è impegnato ad intervenire su uno specifico luogo. Senza un costante impegno di ascolto e di analisi dei valori originari, di interpretazione del contesto, non potrebbe esistere il mio modo di fare architettura. L’innovazione scaturisce sempre dalla tradizione: anzi, sono convinto che la tradizione sia l’anima della creatività che, per sua natura, ha sempre una forte componente innovativa. Per questo in ogni luogo dove ho realizzato progetti, cerco di calarmi completamente nell’ambiente, cogliendo soprattutto due aspetti: l’essenza dei materiali e la professionalità di chi questa materia la lavora magari da secoli. La memoria storica è il senso della vita e del respiro creativo. Camminare attraverso il mondo, osservare, la considero l’attività più importante per la mia formazione e per la mia espressività, più di qualsiasi accademia o scuola di pensiero”.

Dal turismo di élite all’architettura del sacro.
La produzione più nota di Couelle è certamente quella sviluppata sulla Costa Smeralda, dove ha disegnato la “Maison du Port “ a Porto Cervo, il complesso Cala Corallina e Poggio di Cala Granu, il vilaggio di Liscia di Vacca, le ville di Petramanna e tante altre dimore sparse lungo tutta la costa. Una sensibilità che si ritrova anche quando l’architetto dalle rive del mare si sposta in alta montagna: Couelle è infatti il progettista del nuovo hotel realizzato sul lato italiano del Cervino, ed anche nelle principali località delle Alpi è sempre più richiesto possedere una dimora o uno chalet “firmati” Couelle. Forse meno noti delle ville in Costa Smeralda, ma altrettanto significativi, sono i progetti di Couelle nati dal dialogo di stima e fiducia con il popolo sardo, come ad esempio la creazione del convento Carmelitano di Nuoro. Il monastero si trova in una splendida posizione in cima alla collina di Cuculio, che domina l’intera città di Nuoro. Inaugurato nel 1994, rappresenta un altro straordinario esempio della capacità di Savin Couelle di armonizzare la sua creatività alle tradizioni storiche ed etnografiche del territorio, in questo caso la terra barbaricina.

Il progetto di valorizzazione turistica dell’isola di Kasik Adasi, fra Grecia e Turchia.

“Può essere a ragione considerato un eccellente banco di prova per i miei ideali di rapporto fra architettura e ambiente naturale- così dice ancora Couelle. Ritengo infatti che mostri l’evoluzione di un’intera isola senza snaturarne o intaccarne l’identità originaria. Spero che in questo intervento si noti come le mie idee architettoniche vogliono svincolarsi da processi didattici e trasmissibili in senso accademico. Anche qui ho posto la mia creatività in rapporto con la straordinaria energia naturale dell’ambiente. Ho cercato di non annullare l’intervento dietro i caratteri del paesaggio, ma di proporre opere con un temperamento altrettanto forte, capaci di sostenere vigorosamente e poeticamente il confronto con l’impeto del mare e la solarità di tutto il contesto naturale”. La critica internazionale è giunta a queste stesse conclusioni, sottolineando anche come Couelle va molto al di là, e in modo più profondo, dell’indubbio e immediato gradimento estetico che le sue opere generano sulla maggioranza degli osservatori. Architetto-artista non facile Savin Couelle, richiede di andare oltre le apparenze, per scoprire il meglio della sua creatività. Lui stesso aggiunge: “L’architettura ha un linguaggio essenzialmente materico: rispetto ad altre forme di espressività si coglie la materia prima ancora che la forma. Quest’ultima stabilisce un costante dialogo con la pietra, il legno, il cemento e con ogni altra superficie. La tavolozza dell’architetto è fatta di materia, che rappresenta anche la forma più spontanea di espressività. Oggi si tende troppo a ingabbiare la fantasia, dominati dalla paura di sbagliare, di essere criticati, di non soddisfare la propria committenza. Ma il più delle volte è vero il contrario: è la creatività, è il coraggio di osare, di esprimere la propria personalità che risulta gradito. Per me creatività è essenzialmente personalità. Volontà e capacità di esprimere sé stessi, di non trincerarsi dietro barriere o gabbie protettive: mi piace mettermi in gioco. Ogni progetto è una nuova sfida. Tenendo presente però che l’architettura non può essere solo estetica, ma crea luoghi per vivere. L’architettura è la concretizzazione più compiuta della filosofia umanistica”.

Dimore che sembrano scaturire spontaneamente dalla pietra e dalla macchia Mediterranea.

A Kasik Adasi come in Costa Smeralda, le dimore nate dalla fantasia di Savin Couelle sembrano nascere direttamente dalla terra, come fuse matericamente da vulcani preistorici. Tetti che ricordano le forme delle tartarughe si alternano a sviluppi strutturali che sembrano grandi ombrelli generati da forze arcane, che diventano una sorta di rifugio naturale adagiato sulla roccia. Più ci si addentra nell’osservazione, dopo il forte impatto iniziale, e più si nota che il fascino scaturisce dai molti particolari, che sanno coniugare spazi completamente spogli con altri che recuperano ed esaltano quanto di più selvaggio esiste nei linguaggi primitivi. Contribuisce in modo fondamentale a questo risultato l’uso della pietra naturale, spesso tagliata dal vivo per creare nuove suggestioni protese verso il mare, oppure sagomata per creare forme originali, che ci sembra di avere visto in tanti film fantasy di ieri e di oggi. Mentre i colori della natura caratterizzano gli esterni delle dimore, spesso è il bianco la nota dominante degli interni, che si ritrova in ricercati corridoi affrescati che collegano piani sfalsati, altro tratto caratterizzante delle sue proposte. Le dimore di Couelle sono piene di curve, soffitti a volte, travi di sostegno, nicchie e molti elaborati dettagli, realizzati avvalendosi di artigiani locali ed utilizzando i materiali che il luogo propone. Il risultato è un’architettura dalla decisa personalità, molto imitata sia da persone qualificate come da maldestri copiatori con vari gradi di successo. Eppure Savin Couelle non è Gaudì e non desidera affatto esserlo. Il successo internazionale di Couelle non può essere solo “moda” o frutto della celebrità. Forse le ragioni del suo successo stanno nella volontà di sperimentare, nella capacità di mettersi e rimettersi in gioco. Ma evitando l’azzardo. Savin Couelle dimostra infatti sempre, anche se egli non ama e non desidera ricordarlo, una solida formazione storica e architettonica. Non a caso la frequentazione con l’ambiente parigino e il dialogo pluriennale con suo padre restano fattori determinanti nel suo modello di pensiero e d’azione. Vi è poi da ricordare, ed anche questo dice molto dell’opera e del personaggio, la sua passione e il suo impegno negli ambiti della scenografia cinematografica e teatrale, probabilmente l’anello mancante per capire completamente le scelte di una progettazione spaziale che appare ed è, prima di tutto, “registica”.
“Ho sempre pensato che una cosa bella sia spontaneamente valida. C’è chi giudica la mia opera come molto fantasiosa e fortemente intellettuale, frutto di chissà quali elaborazioni. La verità è esattamente il contrario: lavoro con grande spontaneità. Lo sviluppo di un progetto, una volta interpretato il contesto e scelti i materiali, nasce in modo naturale. Creare un edificio totalmente nuovo significa soprattutto confrontarsi con il terreno, assimilarne le richieste, le necessità e i limiti. Ristrutturare e rivalutare assomiglia invece al gioco degli scacchi: muovere i pezzi secondo una logica dove ogni scelta influenzerà tutte le altre. Eppure anche in questo caso non si può essere completamente dominati dalla storia o dagli eventi: si può e si deve seguire il proprio istinto, esprimersi. Spesso un edificio storico ha bisogno di recuperare la sua vera anima più che una forma.”