Ospedale di Bergamo – Infrastrutture

Puoi approfondire le caratteristiche della realizzazione in edilizia industrializzata sul sito Moretti Prefabbricati

Integrazione del parking nell’opera architettonica

Il parcheggio multipiano risulta essere la struttura più importante e dalle dimensioni maggiori, del complesso dei parcheggi ospedalieri. La caratteristica architettonica che contraddistingue il parcheggio in esame è che si tratta di un multipiano, realizzato con elementi Moretti Prefabbricati, quasi completamente fuori terra. Il parcheggio multipiano possiede una superficie in pianta (definibile coperta) pari a 8.454 m2 (misurata a filo solai) ed un’altezza, calcolata al livello dell’estradosso delle vasiere perimetrali di copertura pari a 11.33 ml. Si intuisce facilmente la massa volumetrica e di conseguenza l’ingombro spaziale che il parcheggio multipiano avrà sull’area nella quale verrà collocato. La volontà progettuale intrapresa sin dal Progetto Definitivo, e continuata nell’attuale Progetto Esecutivo è stata quella di cercare di ridurre il più possibile l’ingombro e l’impatto spaziale utilizzando accorgimenti estetico architettonici tali da rendere l’edificio più “leggero”.  Il parcheggio è costituito da quattro piani destinati alla sosta, di cui uno, l’ultimo, posizionato completamente all’aperto perché sfrutta il piano della copertura. Il totale dei posti auto ammonta a 1.157: ogni piano, al fine di facilitarne l’utilizzo sarà colorato in maniera differente, sia a livello di pavimentazione sia come rivestimento dei pilastri, in modo tale da aumentare l’orientamento degli automobilisti all’interno del parcheggio multipiano.
Il parcheggio sarà contraddistinto dall’inserimento a livello perimetrale di vasiere per la crescita del bambù e centralmente verranno posizionate tre diverse tettoie-pergolato per il mascheramento di parte delle automobili in sosta e, al tempo stesso, ombreggiare una porzione della grande superficie destinata a parcamanto.


L’innovativo giunto antisismico Moretti

Si è ritenuto necessaria la presenza di almeno due giunti di dilatazione verticali e un giunto longitudinale che potessero permettere alle varie altezze degli impalcati gli spostamenti normali di dilatazione e ritiro nel tempo dei piani rigidi. La presenza di tali giunti però male si sposa con la presenza di elementi di controvento disposti lungo il perimetro dell’edificio; la posizione dei vani scala e dei muri è tale che manderebbe in crisi la struttura se questa fosse così suddivisa a causa di effetti torsionali derivanti dall’eccentricità delle masse rispetto al centro di rigidezza di ciascun corpo. Ne deriva quindi la necessità di rendere l’impalcato ad ogni piano un elemento solidale che possa ripartire le azioni su tutti gli elementi di controvento presenti in pianta. I dispositivi in oggetto sono concepiti per consentire alla struttura di incassare le deformazioni che si manifestano lentamente nel tempo, come ad esempio le deformazioni termiche o di ritiro, senza opporre resistenze considerevoli (rigidezza praticamente nulla), permettendo al contempo alla struttura di incassare, reagendo come ritegni rigidi, le forze derivanti dalle azioni dinamiche e impulsive sismiche di progetto. Gli accoppiatori (“shock transmitter”) utilizzati da Moretti risultano quindi perfettamente adatti in strutture antisismiche multipiano, laddove dimensioni elevate della pianta dell’edificio richiedono necessariamente la presenza di giunti di dilatazione termica, in corrispondenza dei quali, nelle strutture ordinarie, subentrerebbe il problema del martellamento fra porzioni indipendenti della struttura.Gli shock transmitter in questione consistono in un cilindro di acciaio riempito di fluido siliconico e diviso in due camere da un pistone. Il pistone contiene delle valvole (dei fori applicati al pistone) che consentono al fluido di passare da una camera all’altra a seconda dei movimenti del pistone. Il dispositivo è collegato alle strutture con dei nodi sferici trasmettendo così le forze da un elemento strutturale ad un altro. Unitamente a questi elementi di collegamento, che agiscono in direzione assiale opponendo forze di compressione e trazione, vengono predisposti a cavallo del taglio realizzato nel getto strutturale di completamento degli elementi prefabbricati dei connettori metallici in grado di trasmettere le forze di taglio. Questi connettori vengono annegati nel getto da un lato, mentre dall’altro lato sono guainati, in modo da poter scorrere assialmente e non impedire le deformazioni lente della struttura.

Sistemi ed elementi prefabbricati

Sono previsti, quali strutture di fondazione, dei pali in c.a. in opera, di tipo trivellato con armature metalliche adeguatamente staffate ed ancorate; i pali sono eseguiti con fusto in calcestruzzo armato, compresa la formazione del foro, la eventuale scapitozzatura delle teste, l’onere di sovraspessori di scavo e di calcestruzzo.
Sono armati con acciaio tondo per cemento armato in barre ad aderenza migliorata FeB44K secondo quanto prescritto dagli esecutivi strutturali. Le strutture di fondazione sono isolate su palo con pavimento del piano terreno collaborante. Le strutture in elevazione realizzate in opera sono costituite dai muri d’ambito dei vani scala ed ascensore e degli altri setti murari ad essi adiacenti, nonché i parapetti in corrispondenza delle rampe di collegamento fra i piani.  Le murature del blocco collegamenti verticali, denominato scala 1 adiacente al collegamento di nord ovest con l’ospedale, garantiranno una resistenza REI 180. Sono realizzate in opera le rampe delle scale e i relativi pianerottoli. L’edificio presenta delle dimensioni in pianta di circa 160m x 90m, si è ritenuto pertanto necessaria la presenza di almeno due giunti di dilatazione verticali e un giunto longitudinale, che potessero permettere alle varie altezze degli impalcati gli spostamenti normali di dilatazione e ritiro nel tempo dei piani rigidi.  Gli shock transmitter consistono in un cilindro di acciaio riempito di fluido siliconico e diviso in due camere da un pistone. Il pistone contiene delle valvole (dei fori applicati al pistone) che consentono al fluido di passare da una camera all’altra a seconda dei movimenti del pistone. Il dispositivo è collegato alle strutture con dei nodi sferici trasmettendo così le forze da un elemento strutturale ad un altro.